La storia
Castello Arechi
IL CASTELLO
La più antica fase costruttiva sul colle Bonadies è pertinente ad un castrum bizantino, risalente alla guerra greco-gotica (VI sec. d.C.). Resti della fortificazione bizantina sono riconoscibili in alcuni tratti di muratura in opera quadrata realizzata con grandi blocchi di tufo e nell’impianto primitivo della turris maior.
La torre si presentava a pianta rettangolare, con perimetro murario continuo costituito da filari di blocchi quadrati e piloni centrali che reggevano archi e volte dei vari piani.
Nella seconda metà dell’VIII sec., il principe longobardo Arechi II fece del Castello il vertice nord di un sistema difensivo triangolare, le cui mura calavano lungo i pendii del colle Bonadies cingendo tutta l’antica Salernum fino al mare.
La fase normanna mostra un breve ampliamento verso sud con la costruzione di un loggiato e la soprelevazione dei salienti murari, resa necessaria dalla diffusione, nel sec. XII, di più evolute macchine militari. Durante il periodo svevo, Federico II si limitò a ordinare la manutenzione della turris maior.
Maggiori modifiche furono apportate dagli Angioini che aggiunsero corpi di fabbrica e cisterne; costruirono alcune cortine munite di saettiere, al di sotto delle quali vennero successivamente installate delle fuciliere ancora visibili. Con gli Aragonesi il Castello raggiunse il massimo sviluppo.
Vennero costruiti i grandi corpi di fabbrica visibili oggi a est della cosiddetta piazza d’armi.
Maioliche napoletane, fiorentine e terraglie prodotte nella vicina Vietri sul Mare attestano che il complesso non fu lasciato solo ai soldati di guardia, ma che vi soggiornarono signori di un certo rango.
Gli ambienti sulla destra dell’ingresso appartengono all’età moderna, quando ormai il Castello aveva perduto la funzione difensiva ed era utilizzato dai principi Sanseverino, feudatari di Salerno, come residenza temporanea.
Nel dicembre del 1960 il Complesso è stato acquistato dalla Provincia di Salerno.
Castello Arechi
IL CASTELLO
La più antica fase costruttiva sul colle Bonadies è pertinente ad un castrum bizantino, risalente alla guerra greco-gotica (VI sec. d.C.). Resti della fortificazione bizantina sono riconoscibili in alcuni tratti di muratura in opera quadrata realizzata con grandi blocchi di tufo e nell’impianto primitivo della turris maior.
La torre si presentava a pianta rettangolare, con perimetro murario continuo costituito da filari di blocchi quadrati e piloni centrali che reggevano archi e volte dei vari piani.
Nella seconda metà dell’VIII sec., il principe longobardo Arechi II fece del Castello il vertice nord di un sistema difensivo triangolare, le cui mura calavano lungo i pendii del colle Bonadies cingendo tutta l’antica Salernum fino al mare.
La fase normanna mostra un breve ampliamento verso sud con la costruzione di un loggiato e la soprelevazione dei salienti murari, resa necessaria dalla diffusione, nel sec. XII, di più evolute macchine militari. Durante il periodo svevo, Federico II si limitò a ordinare la manutenzione della turris maior.
Maggiori modifiche furono apportate dagli Angioini che aggiunsero corpi di fabbrica e cisterne; costruirono alcune cortine munite di saettiere, al di sotto delle quali vennero successivamente installate delle fuciliere ancora visibili. Con gli Aragonesi il Castello raggiunse il massimo sviluppo.
Vennero costruiti i grandi corpi di fabbrica visibili oggi a est della cosiddetta piazza d’armi.
Maioliche napoletane, fiorentine e terraglie prodotte nella vicina Vietri sul Mare attestano che il complesso non fu lasciato solo ai soldati di guardia, ma che vi soggiornarono signori di un certo rango.
Gli ambienti sulla destra dell’ingresso appartengono all’età moderna, quando ormai il Castello aveva perduto la funzione difensiva ed era utilizzato dai principi Sanseverino, feudatari di Salerno, come residenza temporanea.
Nel dicembre del 1960 il Complesso è stato acquistato dalla Provincia di Salerno.
La Bastiglia
La Bastiglia, costruita dai Normanni, sorge in posizione sopraelevata rispetto al Castello: si tratta di una torre semaforica con funzione di avvistamento e controllo del versante nord della collina.
La struttura consta di un cilindro murario e muri portanti di notevole spessore. L’ingresso è situato a livelli intermedi ed è raggiungibile attraverso una scala esterna.
I solai piani furono costruiti nella fase cinquecentesca in sostituzione delle volte di cui sono state rinvenute le tracce delle imposte durante i lavori di restauro.
All’interno della torre, si riconoscono un pozzo per attingere l’acqua dalla cisterna sottostante, un forno circolare e due dormitori, funzionali al soggiorno del drappello di guardia in servizio alla torre.
L’ipogeo
Il restauro ha reso completamente visitabile una zona sottostante il livello di copertura del terrazzo antistante la turris maior, denominata “ipogeo”.
Gli spazi hanno avuto funzioni diverse nel tempo e lo sviluppo della volta indica una suddivisione, mediante setti murari, di uno spazio inizialmente concepito come unico.
L’esplorazione precedente il restauro ha evidenziato la presenza di canalizzazioni che fanno pensare a una parziale utilizzazione del vano come cisterna, in un periodo non precisamente definibile.
Lo stesso ambiente fu utilizzato per la detenzione di prigionieri e nemici. Sul fondo sono visibili gli affreschi che ritraggono Santa Caterina Alessandrina e San Leonardo, protettore dei carcerati.
